Ma i grandi network non vogliono che il ricco mercato dell'advertising televisivo venga infastidito da quello (inferiore in dimensioni assolute) della pubblicità online senza guadagnarci alcunché, ragion per cui a Google non resta che trattare per risolvere l'intoppo e far accettare Google TV agli operatori e ai consumatori.
Google deve rassicurare le emittenti, e non a caso il manager di prodotto di Google TV Rishi Chandra ha recentemente ripetuto il solito mantra sull'importanza delle TV via cavo: "Non stiamo provando a sostituire il cavo",
ha detto Chandra, ribadendo come non si tratti di uno
scontro fratricida tra TV e web quanto piuttosto di commistione e coesistenza fra TV "e" web.
Quale che sia il destino di Google TV, c'è almeno un business telematico che ha da tempo ricevuto il supporto diretto delle televisioni USA e che comincia a dimostrare una certa consistenza grazie ai risultati finanziari resi noti dal CEO Jason Kilar:
Hulu va bene anzi benissimo, e chiuderà il 2010 con ricavi totali per 240 milioni di dollari contro i 108 milioni del 2009 e i 25 milioni di dollari del 2008.
Oltre agli invidiabili risultati economici, Kilar fornisce anche un po' di
statistiche aggiornate sul "peso" che Hulu
si è conquistato nel business del video-on-demand statunitense: nell'ultimo mese il servizio è stato visitato da 30 milioni di utenti, ha fornito 260 milioni di "content stream" (stream completi e non singoli "capitoli"), ha trasmesso 800 milioni di clip pubblicitarie. Attualmente Hulu si può giovare dell'apporto di contenuti da parte di 235 partner diversi (contro i 2 degli inizi) e riceve guadagni da 352 clienti pubblicitari rispetto ai 10 di 3 anni fa.
Alfonso Maruccia